Bastaddi Affucati e altre gentilezze…

Sono il numero 59. Eccomi in fila al banco delle verdure bio. Oggi è domenica e qui in piazza c’è il mercatino dei prodotti buoni, quelli che non trovi al super e forse nemmeno dal verdumaio sotto casa. Io e il mio numero 59 non abbiamo fretta. È una domenica mattina di fine ottobre, a Catania, che fretta vuoi avere? C’è una gran folla e il signore accanto a me ha il numero 94. Mi sembra un po’ in ansia. Mica la domenica è uguale per tutti! Mi chiede se secondo me quei cavolfiori nella cesta dietro al banco sono buoni come quegli altri nella cesta accanto (i primi sono più aperti, meno “fitti” dei secondi e costano meno). Si, secondo me sono buoni, ma la gente li scarta perchè non sono “perfetti”, gli dico. Il suo accento lo tradisce. Non è siciliano. Sembra gentile. In effetti lo è. Non ha ancora fatto sua la flemma domenicale del posto, ma per quella c’è tempo. Gli chiedo come pensa di cucinarli. “Lessi con olio e limone!”. Sorride. Ma come? Il cavolfiore viola… quello dell’Etna… cresciuto in una terra di lava, profumi e colori… quello che, per carità, anche lesso, con olio e limone, è buonissimo, ma oggi è domenica e fosse solo per questo meriterebbe una fine più passionale! No, lesso no, lo faccia per me. Il signore ride, di una risata aperta, accogliente, rassicurante: insomma, non gli sto sul cazzo! Quindi mi chiede come onorare il prezioso vegetale. Lo affoghi! Ho esclamato. Come si fa coi cattivi pensieri in un giorno non lavorativo e con della buona compagnia. Nel vino rosso! In compagnia di olive, pepato e cipudduzza. Lui guarda il suo numero “Mi sa che non ci arriverò a prendere quel che serve”. Così, quando hanno chiamato il mio, ho preso i cavolfiori per me e per il signore gentile. Poi ho tirato fuori dalla mia busta un mazzetto di cipudduzze (con pochi spicci il mio fidanzato ne aveva comprati tre mazzi in un altro banchetto di verdure lì vicino) e gliele ho regalate. Dopo un primo imbarazzo e vari tentativi da parte sua di sdebitarsi in qualche maniera, ci siamo finalmente stretti la mano, ci siamo scambiati sorrisi e forse oggi avrà affogato i cavolfiori nel vino rosso. Forse un po’ di vino lo avrà bevuto anche alla mia salute.
La gentilezza è contagiosa, e non solo di domenica al mercatino bio di Catania.

Affoghiamo ‘sti cavolfiori va!

INGREDIENTI

  • Un cavolfiore viola
  • 4 cipollette fresche
  • una generosa manciata di olive nere
  • 100/150 gr di formaggio pepato stagionato
  • vino rosso robusto (almeno un bicchiere)
  • Olio extravergine d’oliva

PROCEDIMENTO

Mondate il cavolfiore privandolo delle sue parti più dure e mettetelo in ammollo per qualche minuto in acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. Mamma faceva così! Pulite le cipudduzze e tagliatele a rondelle (o come più vi piace). Mettetele in una padella grande con un filo d’olio. Appena sfregolano buttategli dentro il cavolfiore precedentemente sciacquato. A seguire buttate dentro le olive già denocciolate e il formaggio tagliato a pezzettini. Affogate il tutto col vino rosso e tappate la padella con un coperchio che permetta al vapore di non disperdersi. 30/40 minuti e potete spegnere il fuoco lasciando che il cavolfiore raffreddi lentamente. Occhio a non perdere mai di vista il fondo della padella: se il vino si asciuga potete aggiungerne dell’altro o (se il vino fosse troppo forte) dell’acqua. Io, personalmente, uso solo vino!

Esiste una variante ancor più gustosa che prevede l’aggiunta di acciughe salate e la stratificazione degli ingredienti a mo di lasagna. Al termine della cottura e una vota fatta raffreddare, la “torta” di cavolfiore affogato andrà rigirata con cura in un piatto.

Curiosità: Il cavolfiore viola è un prodotto tipico della Piana di Catania ed è un felice incrocio tra un cavolfiore comune e un broccolo. Qui lo chiamano “Bastaddu” perchè è tosto da digerire!

Gazpacho che passione!

È decisamente arrivata l’estate… anche quest’anno! E se ancora costumi, infradito e cappelloni di paglia stanno pigramente sonnecchiando in un polveroso contenitore Ikea perso da qualche parte nell’armadio, sulla mia tavola ho già fatto “il cambio stagione”. Ed ecco a voi il mio amatissimo Gazpacho con stracciatella di mozzarella che fa tutti contenti… anche i più storti in fatto di verdure e cibi sani (forse per via della stracciatella di mozzarella!)

Partiamo proprio da lei: LA STRACCIATELLA DI MOZZARELLA che ho preparato con le mie manine sante e che ho dovuto difendere da altre manine meno sante per poterla utilizzare sul gazpacho.

INGREDIENTI:

  • Mozzarella vaccina a treccia o panetto (insomma basta che sia una di quelle un po’ asciutte). Io ho usato una locale Zappalà da 400 gr.
  • Panna da cucina da 200 ml
  • Sale q.b.

PROCEDIMENTO:

Sfilacciate la mozzarella senza pietà a mani nude. Sfogate tutto il vostro mal mosto per non aver trovato la fot***issima scatola Ikea coi costumi proprio il giorno che vi girava di fare un tuffo.

Ponete gli straccetti (o la poltiglia) di mozzarella in una ciotola con la panna e un po’ di sale. Coprite con pellicola e riponete in frigo evitando di fare rumore… potreste destare il curioso interesse di famelici coinquilini senza scrupoli.

Dimenticatevene fino al giorno dopo.

GAZPACHO (non tradizionale)*

INGREDIENTI per 4 persone:

  • 600 gr di pomodori maturi tipo piccadilly (ma vanno benone anche i pomodori che più vi piacciono)
  • Una costa di sedano
  • 1/2 peperone rosso
  • 1/2 cipolla rossa di tropea
  • 1/2 finocchio (che a Maggio sono già finiti ma se avete uno spacciatore di verdure di fiducia ve li procura di sicuro)
  • 2 carote
  • Un limone
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO:

ATTENZIONE! Io qui devo fare una rivelazione: mio potente alleato nella preparazione di questa delizia è L’ESTRATTORE. Senza alcun rimorso ne’ criterio ficco ogni cosa nel suo lungo collo voluttuoso e spingo con lo stantuffo in dotazione memore della famosa scatola e del tuffo mancato, così magicamente… Ok, ammetto anche di usare un estrattore tanto figo da avere tre livelli di polpa ed io ho usato quella coi fori larghi così che la polpa non si perdesse insieme agli scarti.

Ma come fare se non si ha l’estrattore figo? Semplice! Spellate i pomodori ad uno ad uno e poi frullateli con un normale food processor… va bene anche un frullatore ad immersione. Poi, una volta mondate e tagliate le altre verdure, frullate A PARTE pure quelle.

Ora siamo pronti per unire tutto in una ciotola capiente e aggiungere sale, pepe e succo di un limone (ma anche la scorza grattuggiata se vi va).

Pronti per impiattare? Si, ma non scordatevi di tostare qualche fetta di pane… “qualche”.


PICCOLO TRUCCHETTO: quando spellate i pomidori conservate l’acqua che naturalmente espellono. La riutilizzerete per frullare le altre verdure con più facilità.

PERCHÈ NON POSSIAMO FRULLARE TUTTO INSIEME E BUONANOTTE?????

Perchè altrimenti vi verrà un gazpacho marrone.

*Devo scriverlo perchè oggettivamente il Gazpacho Andaluso presenta ingredienti che io non uso e ammanca di altri che io ho anarchicamente introdotto. OLE’

 

Tiramisù con cous cous

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Quand’ero piccola molto spesso sentivo mio padre bofonchiare al mio indirizzo “Cu nasci tunnu ‘un pò mòriri quatratu!”. Insomma, come a dire che chi nasce tondo è destinato a morir senz’angoli! Inutile star qui a dirvi quanto la cosa mi storcesse. Era ovvio che non stava facendomi un complimento, ma davvero non è possibile evolversi in nuove forme? Siamo sicuri che ciò che conosciamo essere fatto in un modo non possa sorprenderci con nuove vesti? Il mio incrollabile ottimismo mi ha fatto sempre ben sperare e lì dove le persone hanno disatteso le mie speranze, dando ragione a mio padre, in cucina ho collezionato le mie grandi soddisfazioni! Tra i fornelli ciò che è dolce può felicemente trasformarsi in un ingrediente chiave per un piatto salato e viceversa. Il dolce di oggi, ad esempio, ha un ingrediente insolito di cui tutti conosciamo l’utilizzo nelle ricette salate: il cous cous!

Ingredienti per 6 porzioni:

  • 180 gr di cous cous a cottura rapida
  • vaniglia
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • un pizzico di sale
  • un tappo di marsala
  • 180 ml di caffè lungo zuccherato
  • 2 uova
  • 250 gr di mascarpone
  • 60 gr di zucchero
  • cacao amaro in polvere
  • frutti di bosco per guarnire

Come si fa:

In una insalatiera mettete il cous cous, la vaniglia (in questo caso io uso un’essenza alla vaniglia liquida), la cannella e il sale. Mescolate il tutto con l’aiuto di una forchetta che vi tornerà utile poi per sgranare la semola. Quindi versate sopra il caffè lungo, zuccherato a vostro piacere, con la correzione di marsala, bollente! Coprite con un coperchio o con della pellicola l’insalatiera per qualche minuto, giusto il tempo per far assorbire ai granelli il caffè. Quando non vi sarà più traccia di liquido nel cous cous, cominciate delicatamente a sgranare la semola con la forchetta. Lasciate raffreddare e nel frattempo dedicatevi alla crema. In una ciotola montate i rossi con lo zucchero fino ad ottenere una spuma chiara e voluminosa. A parte lavorate il mascarpone con lo zucchero e poi unitelo ai rossi montati con l’aiuto di una marisa. A questo punto non resta che montare i bianchi d’uovo a neve ferma e incorporarli alla crema un poco per volta facendo attenzione a non smontare troppo i bianchi.

Ora potete procedere con l’assemblaggio delle singole porzioni alternando uno strato di cous cous ad uno di crema al mascarpone e come in ogni tiramisù che si rispetti concludete spolverando il top del bicchiere con della polvere di cacao amaro. Guarnite e mettete in frigo per un paio d’ore.

Dopo averlo mangiato più e più volte sono stata assalita da un amletico dubbio: che mio padre avesse ragione? …Morirò tonda!

 

 

 

 

Torta di carote e noci… LIKE A BASS!

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Conoscete una certa Meghan Trainor? È una deliziosa ragazza statunitense che qualche anno fa ha esordito nel mondo della musica pop con “All About That Bass“. Il ritornello è così orecchiabile e accattivante che, sentito una volta, non lo scordi più!
Perché ve lo racconto? Perché io e Meghan, pur avendo una discreta differenza di età e di origini, abbiamo avuto in comune una mamma che ci ripeteva amabilmente “don’t worry about your size…“. Mia madre è siciliana, quindi immaginate una cadenza dialettale più simile a quella de “Il Padrino”.

Parole sante? Non lo so, ma lei ci ha fatto una canzone (e un video) adorabile ed io… io continuo a fare le mie golosissime torte anche se ormai la prova costume l’ho rimandata a data da destinarsi, because you know I won’t be no stick-figure, silicone Barbie doll…Because you know I’m all about that bass! 

Ingredienti:

  • 200 ml di olio di semi
  • 200 gr di zucchero di canna
  • 120 gr di uova (2 uova medie)
  • 300 gr di farina 00
  • 340 gr di carote pelate e mondate
  • 100 gr di noci
  • 12 gr di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino raso di cannella
  • 1 cucchiaino raso di noce moscata
  • semi vari (sesamo, papavero, zucca…)
  • zenzero fresco grattugiato secondo gusto (a me piace che arrivi come ultima nota… poco invadente!)
  • un pizzico di sale

Per la crema:

  • 225 gr di zucchero a velo
  • 300 gr di burro a temperatura ambiente
  • 270 gr di formaggio spalmabile
  • 1 cucchiaio di succo di limone

Come si fa:

In una ciotola capiente unite la farina, lo zucchero, il lievito, il sale e le spezie(ma non lo zenzero fresco). Miscelate con l’aiuto di un cucchiaio. Ora unite L’olio, le uova e lo zenzero grattugiato. Aiutatevi con una frusta (meglio se elettrica) per amalgamare bene gli ingredienti. Con un mixer tritate carote e noci (prima le une e poi aggiungete le altre). Le noci dovranno risultare leggermente più grossolane delle carote. A questo punto unite il tutto al composto precedente e lavorate bene di spatola (io ho fatto tutto con la mia planetaria… è decisamente più facile!). Versate il composto ottenuto in due teglie da 20 cm di diametro precedentemente rivestite di carta forno alla base. Infornate a 180° per un’ora. Avete tutto il tempo per dedicarvi alla crema!

Versate il burro morbido in una capiente ciotola e aggiungete lo zucchero a velo. Con l’aiuto di una spatola lavorate burro e zucchero fino al completo assorbimento di questo. Quindi prendete delle fruste (sempre meglio elettriche!!) e lavorate il composto fino ad ottenere una crema bianca. Aggiungete il formaggio spalmabile precedentemente spatolato per evitare i grumi e il cucchiaio di limone. Quindi andate giù di fruste nuovamente per un paio di minuti. Impellicolate e ponete in frigo.

Torniamo alle torte! Una volta sfornate, lasciate raffreddare e sformate, vi accorgerete che il loro spessore non supera i due centimetri. Non scoraggiatevi. Armatevi di un buon coltello seghettato e lungo (tipo quello per il pane) e tagliatele a metà entrambe dopo aver preventivamente asportato la loro parte bombata. Questa è un’operazione delicata che riesce meglio se le torte sono state messe in frigo per un paio d’ore.

Ottenuti i vostri 4 dischi da circa un centimetro l’uno, armatevi di crema e spatola e create il vostro capolavoro. Per decorare io ho utilizzato 12 gherigli di noci, del sesamo e della cannella in polvere. E adesso, mentre mi gusto la mia meritata fetta, spingo PLAY!

Linguine con cernia e pistacchio: rimedio infallibile contro le delusioni da “pessimo ristorante”!

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Conoscete il detto “Si dice il peccato ma non il peccatore”? Mia madre mi ci mandava ai matti quando mi inchiodava per qualche monelleria di cui era venuta a conoscenza in maniera misteriosa. Io, curiosa come una scimmia più che imbarazzata per la flagranza del reato, cominciavo a torturare quella povera donna che tuttavia non mollava. Non mi ha mai confessato chi fossero i suoi informatori ed io, come lei allora, mai vi rivelerò il nome del tristo ristorante in cui ieri mi sono recata solidamente convinta che avrei goduto di una mangiata di pesce memorabile. Ebbene è andata! La delusione è stata cocente (anche perché non sono una che si regala spesso pranzi fuori casa), ma come tutte le volte in cui qualcosa mi va storto ecco che sento il bisogno incontrollato di porvi rimedio. Come cancellare il ricordo di un primo scotto e salato, con poco pesce e cucinato di mala grazia? Ovvio: lo preparò da me andando a fare la spesa alla pescheria… proprio nel momento in cui Sant’Agata rientra in cattedrale! Allora, cara la mia Santa, è a te che dedico questo piatto, alla donna che si narra tu sia stata e ai miracoli che si narra tu faccia. Ecco, metti una mano sulla testa di quel cuoco!

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 gr di cernia fresca a tranci
  • 7/8 olive bianche (quelle “cunzate” con aglio, prezzemolo e peperoncino)
  • una generosa manciata di pomodorini
  • due cucchiai di capperi sotto sale
  • granella di pistacchio
  • scorza di limone grattugiata
  • aglio
  • olio d’oliva
  • un ciuffetto di prezzemolo
  • ricotta salata (facoltativa)
  • sale e pepe q.b.
  • 1/2 kg di linguine

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Come si fa:

In una padella sufficientemente capiente in cui spadellare la pasta una volta scolata, fare insaporire l’olio con due spicchi d’aglio ancora in camicia e tagliati a metà. Aggiungere quindi le olive denocciolate e tagliate a pezzetti e i capperi desalati precedentemente in abbondante acqua corrente. Appena gli odori si saranno mischiati e l’olio si sarà scaldato nuovamente, ma senza farlo sfrigolare, buttate dentro i pomodorini sfilettati e privati dei loro semini. Io qui aggiungo una presa di zucchero di canna per far caramellare un po’ il pomodorino e poi aggiusto di sale. Fate attenzione che ci sono i capperi abbastanza sapidi. Assaggiate! Quando i pomodorini si saranno appassiti togliete l’aglio e aggiungete la cernia fatta a tocchetti. Spedellate e quando il pesce si sarà cotto un po’, aggiungete un pizzico di pepe nero e la scorza del limone grattugiate. Spegnete il fuoco e mettete un coperchio. Adesso è il momento di buttare le linguine! Avete messo la pentola con l’acqua sul fuoco contemporaneamente alla padella con l’olio e l’aglio? Ups… scusate! Ho dimenticato di dirlo. Vabbè, facciamo che l’avete messa e ora bolle. Buttate le linguine!
Quando queste saranno ad un paio di minuti dalla cottura ideale, trasferitele nella padella, riappicciate il fuoco e, con l’aiuto di un po’ di acqua di cottura, mantecate la pasta col sugo di cernia aggiungendo in fine una manciata di prezzemolo tritato. Ricordate che non deve essere asciutta, ma nel momento dell’impiattamento deve esserci un po’ di cremina sul fondo della padella da distribuire a ogni piatto. Spolverate con granella di pistacchio e, se vi va, con una nevicata di ricotta salata.

Godetevela… Semu tutti devoti tutti!

 

 

Mini apple pie… il peccato in un boccone!

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Osservare il cesto della frutta e aver voglia di affogare in una guantiera di dolci peccaminosi è davvero frustrante! Vi è mai capitato? A me ogni volta che vado in cucina passando per lo specchio dell’ingresso. L’ultimo bottone dei miei jeans mi ricorda che le feste devono ancora arrivare e lui fa già fatica a contenermi. Allora non resta che abbuffarsi di sana e ipocalorica frutta di stagione e alle guantiere ci penseremo in un’altra vita (magari quando mi reincarnerò in qualche superfigastratosferica che dice di mangiare come un camionista ma di assimilare solo l’aria che respira).

Ma non ci crederete davvero?! Naaaaaaa… io sono la donna dai rotolini rassicuranti! Senza non si saprebbe da dove prendermi per abbracciarmi e poi le superfighestratosferiche mentono! O comunque non ho alcuna intenzione di aspettare un’altra vita per scoprirlo. Preferisco i compromessi: frutta fresca di stagione con una ricettina sfiziosa in cui infilarla per soddisfare la mia libido papillativa! E cosa c’è di più storicamente peccaminoso di una mela… dentro ad una torta?

Ingredienti per l’impasto:

  • 250 gr di farina 00
  • 125 gr di burro morbido
  • 25 gr di zucchero di canna (possibilmente polverizzato)
  • 1 cucchiaino di aceto di mele
  • 3/4 cucchiai di acqua fredda
  • una presa di sale

Ingredienti per il ripieno:

  • due mele gialle e croccanti
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata
  • un baccello di vaniglia
  • 50gr di zucchero di canna
  • 25 gr di burro
  • 2 cucchiai di farina di mais per dolci
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • un pizzico di sale

Come si fa:

Prima di cominciare munitevi di teglia per mini muffin (con queste dosi verranno circa 20 mini apple pie), due coppapasta di misure diverse (io ne ho usato uno da 6,5 cm e uno da 5 cm di diametro), un pennello e una ciotolina con del latte per spennellare la superficie delle tortine.

Adesso possiamo cominciare: in un a planetaria con la frusta a foglia (ma anche in una ciotola capiente per una più che onesta lavorazione a mano) mettete la farina, lo zucchero, il sale, il burro e procedete con la “sabbiatura”, cioè col mischiare le poveri con l’umido del burro fino a formare una sorta di sabbia bagnata. Quindi aggiungete aceto e acqua e lavorate fino ad ottenere un impasto liscio. Impellicolate e mettete in frigo mentre preparate il ripieno.

Trasferite le mele, precedentemente sbucciate e tagliate a pezzettini piccoli, in una ciotola. Versate ora tutti gli altri ingredienti senza indugio e mescolate generosamente con le mani come se stesse mischiando l’insalata. Ora mettete da parte e recuperate l’impasto.

Su di un piano, aiutandovi magari con due fogli di carta forno, stendete l’impasto col mattarello (uno spessore di 3/4 di mm sarà sufficiente).

Col coppapasta più grande ritagliate i dischetti che andranno inseriti nella teglia dei mini muffin. Fate aderire perfettamente la pasta alle formine della teglia spingendo fuori dai bordi l’impasto. Col coppapasta più piccolo ricavate i “coperchi” delle tortine. Mettete ora il ripieno nelle forme foderate di pasta e anche questa volta siate generosi. In fine coprite con i dischetti più piccoli e premete leggermente su questi col palmo della mano. Con l’aiuto del manico di un cucchiaino sigillate bene i bordi e in fine praticate una croce sulla sommità con un coltello affilato. Spennellate col latte e infornate a 190° per 15/20 minuti o fino a quando il colore non sarà dorato a sufficienza.

Come li serviamo? Semplici sono adorabili, ma con una crema di panna acida andrete direttamente all’inferno!!!!

 

Risotto ai ravanelli con scorza di zucchina cruda e limone

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E’ quasi ora di pranzo e a momenti la versione alta e rosa di Bart Simpson sarà di ritorno da scuola. Apro il frigo con la stessa speranza di una bambina che  corre verso l’albero la mattina di Natale. Che delusione, nessun pacchetto da scartare e ficcare nel microonde. Nessun cadeau stile “quattro salti in padella”. Insomma mi toccherà cucinare anche oggi, che detta così da una che tiene un blog di cucina non sembra manco carino, ma chi ha famiglia (e preadolescenti) da sfamare lo sa: la routine può uccidere anche le più ardite delle passioni! Aspetta… aspetta… che c’è lì? E’ un pacchettino! Non avrà il fiocco ma è roba impacchettata!! Oddio sono RAVANELLI. E ora? Ok Babbo Natale, a me un tegame! Ho da portare a tavola il pranzo di oggi. Con te facciamo i conti dopo.

Ingredienti per 4 persone:

  • 300 gr di riso ribe (io uso quello biologico del Simply, ma va bene anche un carnaroli)
  • 6 ravanelli
  • 1/2 cipolla o uno scalogno
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • Una zucchina
  • un limone
  • Parmigiano grattugiato
  • una noce di burro
  • 1 litro di brodo di verdure
  • olio extravergine d’oliva
  • sale e pepe q.b.

Come si fa:

In un tegame versate tre cucchiai d’olio e la cipolla tritata finemente. Appena sfrigola un po’, unite il riso e fatelo tostare per qualche secondo. Quindi versate il vino e lasciate che la parte alcolica evapori del tutto. Dei ravanelli togliete il sopra e il sotto e poi tagliate a vostro piacere. Io li taglio prima in due e poi faccio delle mezze lunette. Unitele al riso e via col brodo poco alla volta. Adesso qui decidiamo se aderire alla scuola di pensiero che il riso non va rimestato fino a cottura ultimata oppure a quella per cui riso e cucchiaio di legno sono inseparabili fino alla fine. Fate voi: in entrambi i casi ricordatevi di assaggiare se è giusto di sale.

Per quanto riguarda il brodo, che sia quello furbo o che sia preparato con le vostre manine, va tenuto sul fuoco a fiamma bassa per tutta la cottura del riso.

A due minuti dalla perfetta cottura, ancora sul fuoco, aggiungete la noce di burro e mescolate energicamente per formare la cremina. Spegnete il fuoco, aggiungete una generosa manciata di parmigiano e continuate a mantecare con energia. A questo punto impiattate e servite con la scorza verde della zucchina cruda tagliata a filetti che avrete avuto cura di lasciare macerare in olio, sale, pepe e succo di limone. Mettete pure qualche cucchiaino di questa emulsione sopra al riso.

BAAART E’ PRONTO IN TAVOLAAAA!

Danubio con cuore di albicocca per un cuore pieno di da… nubi!

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Succede così, senza preavviso. Mi accorgo che sta cambiando il tempo perché non sopporto più i piedi nudi sul pavimento. Pare che l’autunno sia arrivato anche qui. Finalmente! Metto le calze, infilo una felpa e flemmaticamente mi avvio in cucina per preparare il caffè. La casa è silenziosa. Un po’ meno la mia testa. Lavoro, scadenze, progetti, riunioni scolastiche, appuntamenti. Se qualcuno avesse visto “Inside Out” potrebbe immaginare una tavola rotonda in cui tutti i miei neuroni cercano di organizzare la giornata mentre vengono pungolati dalle emozioni che nel frattempo parlano ad alta voce coprendosi a vicenda. Sembra di stare in una puntata di “Porta a Porta” dove il mio cervello fa da plastico. Mi arrendo: sarà il cambio di stagione. Sarà che a ogni stagione invecchio un po’. Sarà che invecchiare con i calzini bucati (Lola li ha rosicati tutti) sul pavimento freddo mi fa tristezza. Insomma oggi è così: cuore pesante e piedi freddi. Potrei fare dietrofront e nascondermi tra le pieghe del letto, allungare definitivamente i calzini a Lola e fingere di non avere proprio un bel niente da fare! Oppure…

Ingredienti:

  • 550 gr di farina forte (o un mix di farina 0 e 00)
  • una confezione da 125 gr di yogurt magro
  • 150 ml di acqua (o latte)
  • 1 uovo medio + un uovo per spennellare la superficie
  • 10 gr di sale
  • 40 gr di zucchero + zucchero di canna per spolverare la superficie
  • 50 gr di burro (oppure 80 gr di olio d’oliva)
  • i semi di una bacca di vaniglia
  • lievitino
  • confettura di albicocche (oppure di altro tipo… ma anche crema o nutella!)

Come si fa:

Iniziamo dal lievitino. In una ciotola sciogliete 1/4 di cubetto di lievito di birra in 100 ml di acqua (o latte) presi dai 150 ml che trovate in elenco tra gli ingredienti della ricetta. Unite quindi 100 gr di farina presi anche questi dai 550 gr della ricetta. Avrete così un composto colloso che andrà coperto con un panno e messo a lievitare per almeno 1/2 ora nel forno ancora spento. Quando sarà pronto il suo volume sarà aumentato e si saranno formate delle piccole bolle in superficie.
Adesso possiamo procedere col resto della ricetta. In una ciotola capiente versate prima tutti gli ingredienti liquidi (acqua, uovo, burro morbido oppure olio, yogurt) e poi tutto il resto (sale, farina, semi di vaniglia, zucchero e lievitino). Lavorate energicamente (io ho lasciato fare tutto alla macchina del pane con funzione “impastatrice”) fino ad ottenere un composto omogeneo, privo di grumi e un po’ appiccicaticcio. Se risultasse eccessivamente appiccicoso non esitate a usare un altro po’ di farina.
Quindi formate una palla e mettete a lievitare per un’ora sempre in forno spento.
Una volta che l’impasto avrà raddoppiato il suo volume rilavoratelo per qualche secondo e cominciate a dividerlo prima a metà, poi in 4 e così via fino ad ottenere delle palline di egual misura (a me ne sono venute 16). All’interno di ogni pallina (preventivamente allargata al centro) collocate un cucchiaino di marmellata e richiudete bene ponendo la chiusura in basso. Posizionate tutte le palline una accanto all’altra in una tortiera da 28 cm di diametro (io ho usato una teglia in silicone per evitare di dover imburrare o utilizzare la carta forno) e ricoprite con della pellicola trasparente.

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Fate lievitare per altri 3/4 d’ora in forno spento, quindi spennellate con l’uovo e spolverate con lo zucchero di canna. Adesso via in forno a 180° per 30 minuti. Una volta cotto, sfornatelo e lasciatelo raffreddare. Adesso potete prendere il telefono, chiamare amici, vicini di casa, gente che non sentite da un po’, amanti riluttanti, ex con cui siete in causa, vigili che vi hanno appena fatto la multa e invitarli a staccare un pezzo di Danubio con le proprie dita. Sfido chiunque a non ritrovare il senso della giornata!

Spaghetti limone e acciughe. Arrivederci estate!


Forse le zanzare che abitano allegre e spensierate sulle pareti di casa mia ancora non lo sanno, ma l’estate pare ufficialmente conclusasi questa mattina alle 6.20, ora in cui ho cominciato a starnutire avvertendo una strana pesantezza agli occhi e un familiare cerchio alla testa: ho beccato il raffreddore. Mentre una persona sensata si sarebbe immediatamente diretta allo stipetto dei farmaci in cerca di aspirine, analgesici, anfetamine, droghe pesanti e droghe leggere, io ho cominciato a pianificare il cambio di stagione. Cari Righeira non sentite già le strenne natalizie? Io invece con ‘sto naso chiuso non sento proprio niente. Eppure, dopo aver goduto della prima puntata di MasterChef, ho lasciato che la memoria delle mie papille gustative mi guidasse nella preparazione di questo piatto che ha tutta la pretesa di essere un caloroso saluto all’estate che, senza alcun rimpianto, oggi ha fatto le valige!

Ingredienti per 4 persone:

  • 1/2 kg di spaghetti caddusi (che necessitano di almento 9 minuti di cottura e possibilmente rugosi al tatto… io uso i Rummo e sono buonissimi!)
  • 100 gr di filetti di acciughe sott’olio d’oliva
  • due spicchi d’aglio in camicia
  • una noce di burro
  • basilico fresco
  • 2/3 limoni non trattati

Come si fa:

Questo è un primo semplice e veloce il cui segreto sta tutto nella cremina che riuscirete a fare se spadellerete bene gli ingredienti prima di impiattare. In un tegame versate le acciughe con il loro olio, i due spicchi d’aglio e, se necessario, un altro filo d’olio buono. Fate sciogliere le acciughe e nel frattempo buttate gli spaghetti in acqua bollente e salata. Quando la pasta è a tre quarti di cottura, trasferitela nel tegame con le acciughe. Versando un po’ alla volta l’acqua di cottura della pasta, unite il basilico e spadellate gli spaghetti. A cottura quasi ultimata aggiungete la noce di burro e succo e scorza grattugiata dei limoni. Spadellate vigorosamente ancora per qualche secondo per creare la magica cremina. Quindi impiattate e guarnite il piatto con qualche acciuga sott’olio, una fogliolina di basilico e una grattatina di scorza di limone. Io non metto formaggio grattugliato, ma non è vietato farlo!

Arrivederci estate… buon appetito ragazzi!

BIDIBI BODI BIBU’! Ora vi trasformo la zucca… in una gustosissima bevanda calda!

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Per carità nulla di nuovo, non mi sono inventata niente! Pare che la ricetta originale appartenga a una notissima catena internazionale specializzata nella caffetteria che qui in Sicilia, temo, non attecchirà molto presto. Causa: il caffè dalle nostre parti viene servito in quantità utili solo a sporcare la tazzina dai bordi roventi e cicciotti. Se al bar chiedi un americano te lo servono nella tazza del cappuccino mentre dissimulano espressioni di profondo disgusto. Ma questa è un’altra storia. Lasciate invece che vi racconti questa, fatta di colori e odori autunnali che da queste parti sembrano non arrivare più! Insomma è andata così: qualche giorno fa, mentre bighellonavo lietamente sui vari profili Instagram elargendo a destra e a manca consensi a forma di cuore, mi sono imbattuta in questa foto fatta all’interno della suddetta caffetteria, in un posto imprecisato del pianeta, che ritraeva una gigantografia cartonata del bicchiere tipico (quello col tappo forato al centro per inserire la cannuccia! Ci siamo?) con sfondo nero e elementi autunnali tipo zucca, cannella, pigne… e sotto titolato: Pumpkin spice latte. Zucca + spezie + latte + bicchiere con cannuccia?? MADDAI! Le solite americanate… OMAGUARDA! C’è anche uno sbuffo di panna spolverato di cannella… e mentre lo scetticismo si sgretolava sotto il peso di molesti gorgoglii di pura golosità mista a pruriginosa curiosità culinaria, ero già su google che cercavo tutte le informazioni possibili e soprattutto la ricetta.

Ok quella col copyright non la posso scrivere, ma eccovi qua la mia goduriosissima versione!

Ingredienti per 1 bicchiere come da foto:

  • 1 tazza di latte (o latte di soia)
  • 2 cucchiaini di orzo solubile (o i tazzina di caffè ristretto)
  • 1 biscotto grancereali (o qualsiasi altro biscotto che avete in casa)
  • 1/2 cucchiaino d’estratto di vaniglia
  • 1/2 cucchiaino di cannella
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
  • due cucchiai di purea di zucca*
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • panna montata non zuccherata

Come si fa:

Metti tutti gli ingredienti, tranne la panna montata, in un mixer e frulla fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Trasferisci la bevanda nel bicchiere e metti nel microonde per 15/30 secondi o comunque fino a scaldarlo, ma non a renderlo bollente! Appena avrà raggiunto una temperatura confortevole guarnite il bicchiere con uno sbuffo di panna montata e una spolverata di cannella.

Se non voleste usare il microonde potete riscaldare il latte in un pentolino prima di inserirlo nel mixer con gli altri ingredienti.

*PUREA di ZUCCA: la zucca è un ortaggio incredibilmente versatile che rende il suo massimo in pietanze sia dolci che salate, e preparare una purea con la sua polpa arancione e conservarla in frigo per qualche giorno può aiutarci nella preparazione di pranzi, cene o merende last minute. Come si fa? Semplice: dopo aver mondato e pulito la zucca da buccia e semi, tagliatela a pezzi grossolani e mettetela in forno preriscaldato a 180° su una teglia foderata con della carta forno. Ricordate di mettere nel forno anche un contenitore con dell’acqua per rendere l’ambiente umido e non far bruciare in superficie la zucca. Ci vogliono circa 30/40 minuti di cottura, ma vi saprete regolare affondando una forchetta nella polpa di tanto in tanto. Quindi trasferite la zucca cotta in una ciotola e chiacciatela con uno schiacciapatate a serpentina o con una semplice forchetta. Io non uso il frullatore ad immersione perché renderebbe la purea troppo liscia e non per tutte le ricette potrebbe andar bene. Va fatta raffreddare prima di trasferirla in un contenitore col coperchio da mettere in frigo. Si mantiene bene per due o tre giorni ed è ottima per vellutate, minestroni, risotti, torte, crostate, marmellate… devo continuare??!